Scadenza CRS 2026: La tua Holding è davvero esclusa dagli obblighi di comunicazione?

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Scadenza CRS 2026: La tua Holding è davvero esclusa dagli obblighi di comunicazione?

Il prossimo 30 giugno 2026 scade il termine per la trasmissione all’Agenzia delle Entrate delle comunicazioni CRS relative all’anno 2025. Questo adempimento, finalizzato allo scambio automatico di informazioni finanziarie a livello globale, non riguarda soltanto le banche e gli intermediari tradizionali. Negli ultimi anni la normativa ha progressivamente stretto il cerchio attorno alle società holding, richiedendo una valutazione attenta della struttura societaria e dei flussi finanziari gestiti.

Le ultime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate hanno tracciato una linea di demarcazione molto netta. Da un lato, le holding cosiddette statiche di gruppi industriali mantengono la qualifica di entità non finanziarie attive e restano escluse dagli obblighi di comunicazione OCSE-CRS. Dall’altro lato, le holding che operano come veri e propri veicoli di investimento, come i fondi di private equity o le strutture inserite in gruppi prettamente finanziari, integrano la definizione di Investment Entity e rientrano pienamente nel perimetro della disciplina.

L’obbligo di comunicazione si concretizza quando queste holding finanziarie intrattengono rapporti con l’estero. Sotto la lente del Fisco finiscono sia il capitale di rischio che quello di debito. Questo significa che la società deve segnalare i dividendi e le quote di partecipazione detenute da soci non residenti, così come i finanziamenti o i prestiti obbligazionari ricevuti da soggetti esteri. Al contrario, i debiti bancari come i mutui o gli scoperti di conto rimangono esclusi da questo monitoraggio, poiché la relativa comunicazione viene già effettuata dall’istituto di credito. Inoltre, la holding finanziaria che opera esclusivamente con soci e finanziatori residenti in Italia non è tenuta ad alcun invio.

Determinare l’esatta qualificazione della propria holding richiede un’analisi tecnica rigorosa, specialmente laddove vi siano strutture di tesoreria accentrata o finanziamenti infragruppo ricorrenti. Una errata classificazione comporta il rischio di mancare una scadenza fondamentale o di omettere dati rilevanti, esponendo la società a contestazioni e sanzioni. L’analisi di bilanci delle strutture societarie e la verifica del superamento dei test di finanziarietà previsti dal Decreto MEF diventano fondamentali per la corretta gestione di tutti gli adempimenti legati alla normativa CRS.

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